Displasia congenita anca
Displasia congenita dell’anca (Displasia evolutiva dell’anca)
Che cos’è la displasia dell’anca?
La displasia dell’anca, oggi più correttamente definita displasia evolutiva dell’anca (Developmental Dysplasia of the Hip – DDH), è una condizione in cui l’articolazione tra la testa del femore e l’acetabolo (la cavità del bacino che la accoglie) non si sviluppa in modo corretto. In un’anca normale, la testa del femore è ben contenuta all’interno dell’acetabolo. Nella displasia, invece, l’acetabolo è troppo poco profondo o orientato in modo anomalo e non riesce a sostenere adeguatamente la testa femorale. Questo comporta una distribuzione non uniforme dei carichi e una maggiore usura della cartilagine.
La displasia può essere presente fin dalla nascita e, se non riconosciuta o trattata, può causare dolore e artrosi precoce dell’anca in età adulta.
Quali sono le cause?
La displasia dell’anca è una patologia multifattoriale. I principali fattori di rischio includono:
- familiarità;
- sesso femminile;
- presentazione podalica durante la gravidanza;
- ridotto spazio intrauterino;
- primogenitura;
- alcune condizioni associate a lassità legamentosa.
Negli adulti può essere diagnosticata anche molti anni dopo la nascita, spesso quando iniziano a comparire dolore o limitazione funzionale.
Quali sono i sintomi nell’adulto?
Molti pazienti convivono con una lieve displasia senza sintomi per anni. Quando la malattia diventa clinicamente significativa possono comparire:
- dolore all’inguine durante il cammino o l’attività sportiva;
- dolore laterale dell’anca o al gluteo;
- sensazione di instabilità o affaticamento;
- riduzione della mobilità articolare;
- zoppia;
- progressivo sviluppo di artrosi dell’anca.
Come si effettua la diagnosi?
La diagnosi si basa sulla visita ortopedica e sugli esami di imaging. L’esame fondamentale è la radiografia del bacino in piedi (sotto carico), che consente di valutare la copertura della testa del femore da parte dell’acetabolo e di identificare eventuali segni di usura articolare. In casi selezionati possono essere richiesti:
- risonanza magnetica (RMN), per studiare cartilagine e labbro acetabolare;
- TAC, per una valutazione tridimensionale della morfologia ossea.
Quali sono i trattamenti?
Il trattamento dipende dall’età del paziente, dalla gravità della displasia e dall’eventuale presenza di artrosi.
Trattamento conservativo
Nei casi lievi possono essere sufficienti:
- fisioterapia mirata al rinforzo muscolare;
- modifica delle attività che provocano dolore;
- controllo del peso corporeo;
- terapia farmacologica sintomatica.
Chirurgia conservativa
Nei pazienti giovani con articolazione ancora ben conservata può essere indicata un’osteotomia periacetabolare, un intervento che riposiziona l’acetabolo per migliorare la copertura della testa femorale e ridurre il rischio di progressione verso l’artrosi.
Protesi d’anca
Quando la displasia ha determinato una grave degenerazione articolare, il trattamento più efficace è spesso la protesi totale d’anca, che consente di ridurre il dolore e recuperare la funzionalità.
Perché è importante una diagnosi precoce?
Riconoscere una displasia dell’anca prima che si sviluppi un’artrosi avanzata permette di valutare trattamenti che preservano l’articolazione naturale e possono ritardare o evitare la necessità di una protesi.
Messaggio per il paziente
Un dolore persistente all’inguine, soprattutto in soggetti giovani o di mezza età senza una causa evidente, non deve essere sottovalutato. Una semplice radiografia del bacino eseguita in piedi e una visita specialistica ortopedica possono identificare precocemente una displasia dell’anca e consentire il trattamento più appropriato.
